O.M.G. - RIFUGIO SCAVARDA
da “VALLE d'AOSTA - Quattro 4000”
Rivive al rifugio degli Angeli al lago Moriond la leggenda dei Rutor
Sarà inaugurato a giugno l’ex rifugio Scavarda,
simbolo della Valgrisenche

di Marco Patrucco

Ai piedi del Rutor, a quota 2.916 metri, sul versante sinistro orografico della Valgrisenche, nella ridente conca sottostante il ghiacciaio dei Moriond, un rifugio è in via di completamento e sarà inaugurato a fine giugno.
Si tratta dell’ex rifugio Scavarda ora ribattezzato Rifugio degli Angeli al Moriond - ex Scavarda.
Scarne le notizie storiche, la struttura è un simbolo per la Valgrisenche, un punto di riferimento lungo la via di ascesa a uno dei ghiacciai più belli della Valle.
A circa 2/3 di strada dalla punta dei Rutor, il rifugio è una base di appoggio per un eventuale ristoro o pernottamento, anticipando uno squarcio dei panorama che si gode dalla cima dei monte.
In lontananza, il Grand Combin e il Cervino svettano maestosi, invitando chiunque a salire più in alto per scoprire ulteriori particolari, per assaporare il gusto di osservare a 3600 la corona alpina che racchiude la regione Valle d’Aosta.
Dal Monte Bianco, al Dente dei Gigante, alle Grandes Jorasses, al Mont Dolent al Gran Paradiso, ai ghiacciai dei Breithorn e della catena dei Monte Rosa è tutto un susseguirsi di candide vette che ispirano poesia.
Ed è proprio da questo idilliaco luogo che i valligiani hanno tratto ispirazione per una leggenda che è passata alla storia.

La leggenda del Rutor

Alto 3.486 metri il Rutor, con la sua spessa e candida coltre, ha da sempre affascinato valligiani e non.
Scalato per la prima volta nel 1858 da svizzeri che partirono da Valgrisenche il Rutor serba in sé una leggenda.

“C’era una volta un’immensa prateria là dove oggi sorge il Rutor.
Il clima era caldo e le mucche, a centinaia, pascolavano.
Un giorno Gesù Cristo, vestito da Povero, bussò alla Porta di un ricco proprietario dell’alpeggio e chiese una ciotola di latte per intriderci il pane, il ricco, dal cuore di pietra, gli disse: «Tieni, piuttosto che dare una ciotola di latte a un vagabondo come te, preferisco versare l’intera caldaia sull’erba».
E ordinò ai suoi servitori di spargere il latte sul prato, davanti alla porta dello stabile.
Il povero osservò il Prato inondato di latte e disse tristemente: «Guarda fin dove i prati biancheggiano».
Enormi nubi bianche avanzarono nel cielo.
Durante tutta la notte nevicò.
Il giorno dopo i prati erano tutti bianchi e continuò a nevicare notte tempo per parecchi giorni.
L’uomo ricco fu sepolto sotto la neve con tutti i suoi beni e i suoi servitori.
Da quel giorno, per maledizione divina, il bell’alpeggio divenne ghiacciaio del Rutor.”

La leggenda, tra l’altro, parrebbe trovare fondamento nel ritrovamento di torba alla base dei ghiacciaio.
Torba che testimonierebbe l’esistenza in passato di grandi praterie.

La storia del rifugio

Costruito nel 1935 sulle rovine dell’ex ricovero Tenente Alliod (un baraccamento militare della Grande Guerra), il rifugio - dedicato a Clea Scavarda, sci alpinista deceduta sotto una slavina al ritorno da una gita - è stato utilizzato sino al 17 agosto 1990, quando - in seguito ad un incendio - andò distrutto.
Numerose, nel frattempo, le vicende che si succedettero.
Sino al 1949, data di affidamento della struttura alla sottosezione Ada dei C.A.I. di Torino, il rifugio non fu custodito.
A prendersi cura dei piccolo “alberghetto” - così si potrebbe definire la prima struttura che, ampia ed accogliente, garantiva 44 posti letto - inizialmente fu la guida alpina Luigi Perret.
Molto conosciuto ed apprezzato, Perret salì agli onori della cronaca proprio nel 1949 quando, gettatosi nottetempo in un corso d’acqua, trasse in salvo una donna e due bambini che stavano per annegare.
Nel 1962, dopo le dimissioni della guida alpina, il rifugio rimase incustodito.
Trascorsero ben 13 anni prima che un’altra persona si occupasse della struttura.
Nel 1975, fu Eugenio Bovard a prendersi cura dei rifugio che, nel 1983, venne dato in gestione a Remo Béthaz.
Appena diciottenne, Béthaz fu uno dei più giovani gestori di rifugio in Italia.
Seguì infine, il periodo di custodia di Mario Obert che, per sua sventura, fu testimone dei tragico incidente dei 17 agosto 1990 quando, in seguito ad un incendio, la magnifica struttura andò in fumo.
Anni e anni di lavoro sparirono nel nulla, lasciando per lungo periodo regnare il silenzio dei ghiacciaio.
Quest’anno (2006) il rifugio ritornerà a di “vivere” ancora per una volta grazie al valoroso operato di un gruppo di volontari che, non timorosi della fatica, proseguiranno nei lavori di ripristino della struttura, proprio come fecero i loro predecessori quando lo edificarono per la prima volta e quando lo riadattarono nel 1967 o ancora ne eseguirono interventi di manutenzione e miglioria tra il 1976 e il 1982.
La struttura fu anche allacciata telefonicamente con ponte radio nel 1987.

Un particolare ringraziamento alla sottosezione Ada del C.A.I. di Torino che ha gentilmente contribuito alla ricostruzione della storia del rifugio.


Come raggiungere il rifugio

  • La via più diretta per raggiungere il rifugio Scavarda e quella che si diparte da Bonne, ultima frazione abitata di Valgrisenche.
    Oltrepassato il villaggio di Bonne, si incontra, sulla destra, una strada poderale all'imbocco della quale si trovano le indicazioni per raggiungere la struttura.
    Si segue per un breve tratto la strada e poi, per sentieri, si sale all'alpe Botzà.
    Quindi ci si porta al limite superiore del bosco e, con un diagonale verso destra, si raggiungono gli alpeggi di Arp Vieille.
    Passando a monte delle costruzioni, si imbocca il sentiero con segnavia n. 16 e si sale al ricovero Capanno Crova.
    Su sentiero via via più ripido si raggiunge infine il rifugio Scavarda a 2.912 metri di quota (3-4 h di cammino).

  • In alternativa, e possibile recarsi al rifugio partendo da frazione La Béthaz di Valgrisenche.
    A monte delle case dei villaggio si prende il sentiero con segnavia n. 18.
    Si oltrepassa la palestra di roccia e si prosegue fino ad incontrare il tracciato n. 19.
    Svoltando a sinistra, con un lungo diagonale mai troppo ripido si giunge infine alla base del ghiacciaio dei Morion dove e ubicato il rifugio (4-5 h).


Anno 2 - Numero 3 - Estate 2006
pagg. 23, 25, 27