O.M.G. - RIFUGIO SCAVARDA
da “MONTAGNES VALDOTAINES”
NUOVO RIFUGIO DEGLI ANGELI AL MORION

di Marco Broglio

Su cortese invito della O.M.G. (Organizzazione Mato Grosso), siamo andati a vedere il nuovo Rifugio degli Angeli al Morion, ricostruzione del Rifugio intitolato a Clea Scavarda, alpinista del CAI Torino scomparsa negli anni ‘30 in seguito ad un incidente di montagna in Valgrisenche.
Il rifugio, allora ricavato da un ricovero degli alpini su progetto dell’architetto Scavarda, padre dell’alpinista scomparsa, fu inaugurato nel 1937 e divenne proprietà del CAI Torino.
Nel periodo del ferragosto 1990 un violento incendio, sviluppatosi nella cucina, distruggeva completamente il fabbricato e causava purtroppo anche la morte di una ragazza milanese ventiseienne che rimaneva imprigionata all’interno.
Oggi il rifugio rivive per la tenace opera di centinaia di volontari dell’OMG che hanno eseguito i lavori gratuitamente.
Far rinascere il rifugio è stato possibile grazie a benefattori che hanno fornito un considerevole aiuto in materiali, attrezzature, contributi economici e professionali e, soprattutto, all’impegno e alla passione dei volontari, la gran parte giovanissimi, che hanno dedicato mesi del loro tempo e sforzi sovrumani per trasportare in quota e assemblare tutti i materiali necessari comprese alcune decine di travi del tetto.
Non è difficile immaginare quali grosse difficoltà abbiano creato la lunghezza, la tortuosità e la pendenza del roccioso sentiero che conduce al rifugio, abbinate alle caratteristiche climatiche dell’alta montagna.
Anche se l’OMG è una iniziativa ormai famosa in tutto il mondo vale la pena di farne un pò di storia.
Il movimento è nato nel 1967 in val Fornazza (Domodossola) su iniziativa di un primo nucleo di giovani e del missionario salesiano operante in Perù, padre Ugo de Censi.
Si tratta di volontariato educativo, missionario e aconfessionale rivolto soprattutto ai giovani.
Ai volontari si richiede un impegno gratuito, in termini di tempo e competenze, in favore delle popolazioni più povere dell’America Latina.
Tale impegno genera risorse poi destinate alla fornitura di servizi sociali quali acque potabili, canali di irrigazione, strade, scuole, centrali elettriche, campi coltivabili, allevamenti, opere sanitarie e di assistenza all'infanzia quali ospedali, ambulatori, scuole per infermieri, orfanotrofi, e servizi educativi, nella consolidata tradizione salesiana, quali oratori, scuole di formazione professionale per maestri, falegnami, scultori, restauratori.
Il risultato è che oggi l’organizzazione conta oltre cento gruppi in Italia e centinaia di volontari permanenti in America Latina, impegnati in decine di comunità povere e isolate di Bolivia, Ecuador, Brasile e Perù.
Ma torniamo al rifugio.
Inutile dire che l’emozione di quelli un pò attempati come me nel veder rivivere un rifugio storico, legato a tanti ricordi, era forte così come la curiosità di vedere i risultati di tanto impegno.
Avevo seguito l’evolvere del cantiere tramite le numerose fotografie pubblicate periodicamente sul sito dell’amico Luigi.
Guardando le immagini scattate a giugno e luglio 2005 non avrei scommesso molto sulla fine lavori a settembre.
La curiosità era quindi quella di toccare con mano la qualità dell’opera e, mentre salivo il sentiero, temevo in cuor mio di rimanere deluso.
Invece, sbucando sul colletto che conduce al rifugio, l’attenzione era subito attratta da un grande drappo, appeso alle rocce, che, con figure e scritte colorate, ricordava gli scopi dell’operazione.
Sceso di qualche metro dietro lo sperone roccioso, la struttura mi si presentava subito come solida e ben realizzata, molto compatta e per nulla stridente con l’ambiente circostante, soprattutto se immaginata, così come sarà in futuro, con le brillanti lamiere in rame della copertura brunite dall’ossidazione.
La costruzione, articolata su due livelli, prevede al primo piano cinque camerette, accoglienti e luminose , che possono alloggiare complessivamente una cinquantina di persone.
Questi dormitori sono arredati con mobili e letti in legno massiccio, ben realizzati da artigiani latino americani collegati all’OMG, e dispongono di ampi locali destinati a servizi igienici e docce.
Al piano terreno le cucine e un grande salone refettorio completano il rifugio.
Dal lato nord una passerella accede direttamente al primo piano e consente l’uso del locale invernale anche in condizioni di forte innevamento.
Il livello dei lavori eseguiti e degli arredi è eccellente e ha destato in tutti i visitatori stupore e ammirazione.
Se si pensa poi che il cantiere è stato impostato nell’estate del 2003, e che a queste quote i lavori possono essere portati avanti solo nei mesi estivi, meteo permettendo, le operazioni devono essere state condotte in modo incalzante e con un’organizzazione degna di nota.
Ho sentito che uno dei ragazzi responsabili dell’avanzamento lavori fosse soprannominato, non a caso, “il colonnello”...
Si deve inoltre tenere conto che la gran parte dei volontari impegnati non avevano esperienza professionale specifica nell’edilizia in genere e in alta montagna in particolare.
Viene spontaneo l’avvilente confronto con cantieri professionali “molto meno in quota” su cui campeggiano scritte pompose tipo “la città che cambia” e che si protraggono per tempi geologici creando profondo disagio in zone nevralgiche della Veulla.
Il rifugio completato oggi, 4 settembre 2005, entrerà in funzione nell’estate 2006.
La gestione sarà curata dagli stessi volontari e i proventi verranno completamente devoluti agli scopi sopra citati dell’OMG.
La festa, veramente ben organizzata, sanciva la fine dei lavori e si è svolta in una bella giornata di sole di fronte ad un panorama splendido che abbraccia numerose grandi montagne della Valle d’Aosta, dal Grand Combin al Cervino, dal Rosa al Gran Paradiso e alle vette della Valgrisenche culminanti nella Grande Sassière.
La giornata ha avuto inizio con ritrovo presso l’alpeggio Arp Vieille dove, per l’occasione, era possibile arrivare in macchina o tramite mezzi navetta.
Ai più attenti non sarà sfuggito il discreto saluto del nuovo rifugio già parzialmente visibile da un tratto della strada poderale che conduce all’Arp Vieille.
Abbandonati i chiassosi e polverosi mezzi meccanici, la salita proseguiva a piedi e, in un paio d’ore, una interminabile fila di persone ha raggiunto i 2912 m del terrazzo roccioso dove è situato il rifugio.
Si è poi scesi al laghetto glaciale del Morion per l’evento principale della giornata che prevedeva la celebrazione della Santa Messa, la benedizione dell’insegna del nuovo rifugio e la menzione di eventi e persone che hanno reso possibile l’operazione.
La cerimonia, svoltasi nel suggestivo anfiteatro morenico ai bordi del laghetto, è stata rallegrata da cori accompagnati da chitarra, violino e flauto.
I ragazzi del rifugio hanno poi offerto alle parecchie centinaia di persone presenti un buon pranzo montanaro a base di polenta concia e spezzatino, formaggio, dolce e vino.
Anche in questo frangente hanno dimostrato una capacità organizzativa degna di nota.
La giornata si è conclusa nei pressi del rifugio con uno spettacolino offerto dai soliti instancabili ragazzi.
Un sentito grazie a loro per la bellissima giornata, per averci di nuovo messo a disposizione una struttura in quell'area e per averci ricordato, e soprattutto dimostrato coi fatti, quali risultati e soddisfazioni possano essere raggiunti quando si lavora ad un sogno in armonia e in modo disinteressato.
Facciamo i nostri più sinceri auguri per la futura attività del loro Rifugio.



Periodico delle Sezioni Valdostane
di Aosta-Gressoney-Varres-Chatillon
del Club Alpino Italiano


Anno XXXI - n°2 (93) - Ottobre 2005