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Liliana Gilodi nel ricordo della sorella

Non mi è facile parlare di Liliana, pur avendone condiviso la vita, quale unica sorella. Quanti l'hanno conosciuta, la ricordano con riconoscenza non solo per l'affetto fraterno che riversava su ogni persona, come se fosse l'unica nel suo cuore, ma anche le sue doti d'intuito, di cultura, d'intelligenza.
Liliana era nata a Torino il 10 novembre 1922, un venerdì, alle 15 e talvolta ne ricordava l'ora così significativa per lei, devota del Sacro Cuore di Gesù.
La sua infanzia non fu molto felice, poiché l'attenzione dei parenti si concentrava soprattutto su di me, che ero più giovane di tre anni, trascurando purtroppo mia sorella. Forse per questo, crebbe timida e chiusa, ma in seguito l'affetto di una carissima amica la liberò da quel complesso tanto penoso. Nell'adolescenza dovette interrompere gli studi ginnasiali per una grave malattia, risoltasi poi nel tempo con un lungo soggiorno nell'aria salubre dei monti. Pochi anni dopo, riprese lo studio frequentando un corso di perfezionamento.
Dopo lo scoppio della seconda guerra mondiale, nel 1940, la mia famiglia si trasferì a Borgosesia, nella casa avita. In quegli anni tragici e burrascosi Liliana ebbe modo di esternare le proprie doti di mente e di cuore sia operando nella Conferenza di San Vincenzo e nell'Azione Cattolica, sia insegnando taglio e cucito a sue coetanee desiderose di imparare un mestiere.
A Torino tornammo nel 1948. Per una decina di anni dalla fine della guerra, Liliana viaggiò a lungo con il treno attraversando tutta l'Italia, entusiasmandosi per ogni bellezza di natura e di arte. Ma la sua più profonda attrattiva era costituita dalla Valsesia, che amava immensamente e di cui conosceva montagne e paesi per averla percorsa anche con lunghe e faticose camminate. Le piaceva addentrarsi nei boschi - castagneti e faggeti - e ne ammirava i colori nelle diverse stagioni, andando alla ricerca di luoghi meno noti, ma assai suggestivi.
Dopo aver scoperto la bellezza ineguagliabile di Rimella e la bontà, la generosità, l'accoglienza dei suoi abitanti, vi si recava ogni estate con vero entusiasmo, soggiornandovi per oltre due mesi. Fece conoscere a molte sue amiche e a parenti questa località cosi pittoresca, che le era diventata familiare anche nei minimi particolari. La sua gioia, poi, raggiunse il culmine, quando venne a sapere che la nostra nonna patema era oriunda di Rimella.
Liliana, che mi fu sempre legata con un amore tenerissimo, soffrì immensamente quando lasciai la famiglia per sposarmi. Nel 1955, nostro padre si ammalò di un tumore alla parotide e fu operato sette volte al viso nei cinque anni che precedettero la morte. Mamma e Liliana, straziate dal dolore, lo assistevano giorno e notte, finché visse. Con la scomparsa del Babbo, mia sorella si sentì molto più sola, perché erano assai simili per carattere e avevano condiviso tante belle esperienze. Inoltre, Papà aveva una cultura vastissima e l'aveva trasmessa a lei nel corso degli anni.
Dopo questo doloroso distacco, Liliana rimase sempre accanto a Mamma con tanto amore e dedizione, per oltre vent'anni. Col tempo, Mamma era diventata per lei come una sua bimba: e la ricolmava di tenerezze, di attenzioni, di cure nel lento declino.
La nascita di cinque nipotini le procurò tanta gioia e mi fu di valido aiuto in alcuni periodi di emergenza. Essendo l'unica zia, fu sempre molto amata e stimata da ognuno di noi e in particolare dai miei figli, che la ritenevano un po' la loro seconda mamma.
La malattia iniziò intorno alla metà degli anni Settanta, con una difettosa circolazione del sangue nelle dita delle mani e dei piedi, che le procurava forti dolori. Fin dalle prime visite mediche, le fu detto che non c'erano possibilità di guarigione. Liliana accettò coraggiosamente e serenamente la prognosi non favorevole. Portò sempre con fede e con amore la sua croce, anche di fronte al lento e progressivo peggioramento delle condizioni generali di salute. Malgrado le acute sofferenze, Liliana continuò a confortare, sorreggere, consolare chi era nel dolore. Ma sapeva bene di poter contare sulle preghiere e sull'affettuosa condivisione di tutti coloro che andavano a trovarla. Quanto amore ha donato nella sua vita e - soprattutto - durante la sua malattia!
Il 18 novembre 1999 Liliana fu ricoverata d'urgenza nell'Ospedale Mauriziano, di Torino per una grave crisi respiratoria causata da una broncopolmonite. Quando il peggio sembrava ormai superato, sopraggiunse improvvisa una setticemia. Il 3 dicembre, primo venerdì del mese, l'anima di Liliana tornava a Dio e a Gesù, Cui si era totalmente offerta. Ora, il suo corpo riposa nella nuda terra del camposanto di Rimella - com'era suo vivo desiderio - in attesa della Risurrezione.