Don Nicola Ati "Vi porterò tutti a Lui"
 

“Per il Signore è facile,
al momento della morte,
dare a ognuno quello che si merita.
La disgrazia di un’ora
fa dimenticare ogni bel ricordo;
ma è la morte che fa vedere
quello che un uomo ha costruito.
Non dichiarare felice un uomo
prima che sia morto,
perché è soltanto alla morte
che si conoscono le persone”.

[Siracide 11,26-28]

Non è facile conoscere a fondo una persona, soprattutto se la conoscenza è maturata in incontri occasionali.
Questo libro che la signora Gisella con paziente e appassionato lavoro ha approntato darà modo a molti di scoprire, come è già avvenuto a me, il “vero volto” di don Nicola Ati.
I suoi scritti, già comparsi nelle “Lettere alla Comunità”, e le sue lettere esprimono bene il suo pensiero e la sua ansia di portare tutti a Cristo.
Spero che la lettura di queste pagine possa servire a chi lo ha conosciuto per meglio venerare la sua memoria e mettere in pratica i suoi consigli, ma soprattutto sia utile a chi lo ha incontrato solo occasionalmente per apprezzare questo Sacerdote appassionato della sua missione e segno visibile dell'amore di Dio in mezzo a noi.
Mi auguro infine che la testimonianza della sua vita possa diventare, in questo anno del Giubileo, motivo di riflessione e di stimolo per qualche ragazzo o giovane a intraprendere la via del Sacerdozio e continuare la tradizione luminosa del clero bergamasco onorata recentemente dalla beatificazione di Papa Giovanni XXIII.

Gotti don Angelo
attuale parroco di Petosino


A don Nicola

Dopo aver goduto per trentun anni della Sua guida spirituale, dopo aver letto, riordinato e trascritto parte delle “Lettere alla Comunità” da Lui inviate agli abitanti di Petosino durante i ventisette anni del suo mandato come parroco, dopo aver indagato fra tutti coloro che l'hanno conosciuto e amato, ho raccolto in questo libro un'antologia dei Suoi scritti e del Suo pensiero, cercando di evidenziare soprattutto il Suo grande amore a Dio, alla Vergine e al prossimo.
Gran parte di ciò che è qui riportato proviene dai Suoi scritti, parte invece è frutto dei tanti colloqui avuti con Lui, delle Sue lezioni e delle Sue omelie.
Con somma riconoscenza.

Gisella Aschedamini


Prefazione

È la fine del mese di settembre 1994 quando DON NICOLA mi rivolge un rimprovero: "Questa primavera sono stato in ospedale per oltre due mesi, ti aspettavo e non sei venuta..."

"Sì, è vero. Non Le ho mai fatto visita ma Franco me lo aveva proibito. Mi diceva: Don Nicola sta male, non dovrebbe ricevere visite. Che cosa vorresti dirgli? Che lo pensi, che preghi per lui e che gli auguri di guarire presto? Ogni sera ti reco sue notizie, ogni mattina gli Porto i tuoi saluti e auguri e ciò ti deve bastare. Sua sorella Dina è sull'orlo di un esaurimento: deve continuamente fare la parte del “carabiniere” con grande struggimento di cuore; benché sia gravemente ammalato tutti si sentono autorizzati ad andare da lui per sfogarsi, a piangere sul suo letto d'ospedale e chiedere consolazione! È inaudito il numero di persone che gli fanno visita ogni giorno, una processione interminabile! Molti non capiscono che don Nicola ha bisogno di riposo! È ammalato e come tale va considerato, rispettando le sue necessità; si deve dimenticare momentaneamente il fatto che è un sacerdote.
La sera è distrutto e stiamo pensando seriamente di porlo in “isolamento” se vogliamo che abbia un po' di tranquillità."

"Sì, Franco mi è stato sempre accanto; mi ha aiutato e seguito molto, mi ha sempre portato i tuoi auguri e saluti, però tu non mi hai nemmeno scritto due righe..."

"Sì, ha ragione. Chiedo scusa e provvedo ora."
Carissimo don Nicola,
(no, meglio, Carissimo Padre Spirituale),
è strano che ora, quando Lei non è più accanto a me (a noi), mi risulti più facile scriverLe. Lei ora legge nel mio cuore ancora meglio di quanto già facesse quando era vivo. Ora Lei conosce ogni mio pensiero e sa quanto io Le abbia voluto e Le voglia bene, e quanto io Le sia grata dell’Amore che in trentun anni di guida spirituale ha saputo infondere nel mio cuore, un cuore stracciato, lacerato e distrutto, soprattutto il 3 settembre 1994 quando persi tutta la mia adorata famiglia: Franco, Federica, Silvia e pure mia nipote Daniela salivano al Cielo lasciandomi tremendamente sola e svuotata di ogni amore e della voglia di vivere.
Ancor oggi che la mia vita ha ripreso a pulsare, piena di vivacità e significato, io mi meraviglio di aver “accettato” di vivere senza di loro!
Di questo “miracolo” io devo ringraziare soprattutto Lei che ne è stato l'artefice. Grazie per avermi scossa, per avermi ripresa molte volte anche con parole dure: “Dio, la Madre Celeste e Franco mi danno il potere di farlo, anche se mi pesa tanto” Lei mi ripeteva spesso, e subito dopo una benedizione che scendeva sul mio cuore, per curare come balsamo ferite lancinanti.
“Vieni, vieni da me. Non stare sola in quella casa troppo grande per te ormai; vieni a mangiare con me e con Dina, vieni a pregare con noi..., vieni ad aiutarmi, devo riordinare l'archivio parrocchiale...”
Io recalcitravo, ma poi venivo anche se Lei era spesso a colloquio con altra gente; allora restavo in cucina a parlare con Dina, o in ufficio a riordinare o scrivere e alla fine, dopo la lettura dei Salmi, partecipavo alla vostra rapida cena.
“Accetta ciò che Dio ha permesso: Lui è Onnipotente ma è soprattutto Amore. Lui ci è Padre e Madre, conosce il nostro bene e agisce solo in funzione di quello, anche se noi oggi spesso non lo comprendiamo. Affidati a Maria, al suo dolce cuore: Lei, la Prescelta, l'Immacolata, ha sofferto più di te: l'unico suo Figlio è stato beffeggiato, maltrattato, deriso e crocifisso da noi, eppure Lei ci ama. Vuoi ricambiare tanto amore con mutismo e aridità di cuore? Dov'è tutta la fede che avevi? Tutte bugie, falsità, apparenza? Hai cancellato dalla mente e dal cuore ogni mio insegnamento? Chi credi ti possa ridare ancora tanta gioia e amore se non l'Eterno Sommo Bene? Le tue bambine con Franco ti osservano e non saranno certo orgogliose di questo tuo modo di comportarti! Scuotiti, prega, prega e ricomincia a guardarti attorno, c'è ancora gente che ha bisogno di te. Non ce la fai? Consegna a me le tue pene, i tuoi dolori e i tuoi sforzi! Li unirò a tutti gli altri e li offrirò sull'altare del Signore.”
Così operando, da grande “stratega” dei cuori, poco per volta Lei mi ha portato a riaprire il cuore alla vita e all'amore.
Ora Lei è Lassù accanto al Padre, a Maria Santissima, ai Suoi genitori, a tanti parenti e amici e accanto ai miei Tesori.
Come vi invidio, come vorrei essere anch'io accanto a voi! Ma un giorno verrò, sì, verrò perché lo voglio, perché so che voi lo volete e continuate a sostenermi e ad aiutarmi.
Vi voglio bene, Le voglio bene Don Nicola come gliene ho sempre voluto e continuerò a volergliene. Un abbraccio e bacioni grossi a tutti."

Gisella

 













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