Io vivo perché amo...
 

dal Retro copertina

Questo è un libro d’amore:
  • AMORE verso Dio;
  • AMORE verso la mia famiglia che ho perso il 3 settembre 1994 in un incidente stradale insieme a mia nipote Daniela
  • AMORE verso Vittorio che ho sposato il 18 ottobre 1997
  • AMORE verso i poveri del Bangladesh che ho conosciuto durante il viaggio di nozze nel 1997 insieme a Padre Ezio Mascaretti del P.I.M.E.

Prefazione

Devo cedere alle insistenze di Gisella che vuole ad ogni costo che sia io a presentare queste sue pagine autobiografiche.
Sono tuttora convinto che una firma più conosciuta e autorevole, cosa che non le sarebbe stato difficile trovare, avrebbe fatto da migliore apripista.
Devo anche dire però che qualche ragione per scegliere il sottoscritto l'ha anche Gisella. A cominciare da uno dei primi incontri: la primavera del 1969, trent'anni fa.
Era precipitata in canonica quasi col fiato alla gola per comunicarmi una notizia che non riusciva più a trattenere: "Sono innamorata! Sono innamorata di Franco!".
Franco era un catechista che faceva parte come lei del gruppo appena nato in Parrocchia.
Mi è "toccato" quindi accompagnarli nella preparazione al matrimonio e con la celebrazione delle nozze, consacrare il loro amore.
Seguì un periodo di assenza, essendo andati ad abitare in una parrocchia limitrofa.
Poi venne la grande prova del 3 settembre 1994!
In quei giorni mi trovavo in vacanza in una località vicina al luogo dell'incidente e fui tra i primi a far visita a questi cari volti senza vita e a benedirli.
Difficile poi trovare un Sacerdote che volesse presiedere un tale Funerale!
Dovetti accettare ancora io, anche per designazione e desiderio di Gisella.
Ma il mio compito non era finito: ora bisognava assistere la vedova per aiutarla ad uscire dal baratro in cui era sprofondata nel giro di pochi secondi.
Un impegno che sembrava particolarmente arduo, perché il comportamento della poveretta era, a dir poco, anomalo: contro il parere di tutti ha voluto, pur essendo anche un po' acciaccata ma soprattutto moralmente distrutta, essere presente al funerale: senza una lacrima, né prima, né durante, né dopo!
Andare a baciare una per una le quattro bare, ringraziare i Celebranti, il coro e tutti i presenti.
Nessuno riusciva ad abbozzare la più piccola parola, neppure quelle di circostanza anche perché era lei che ci preveniva e... ci consolava!
Il suo pensiero e il suo parlare di quei giorni, e dei mesi che seguirono, era della morte come di qualcosa di bello, di atteso per ricostruire al più presto la famiglia distrutta.
Pur andando poco volentieri al cimitero, se non per accompagnare i parenti o gli amici, sentiva vicini i suoi cari.
Conoscendo il suo temperamento ricchissimo di affettività e di socialità, tutti noi, non solo eravamo meravigliati, ma seriamente preoccupati: si temeva un crollo improvviso, uno scoppio isterico che poteva causare un disastro!
Dopo parecchie settimane, una sera, al termine del nostro colloquio quotidiano e prima di dire insieme una preghiera alla nostra Madonna del Buon Consiglio, Gisella, avendo forse scorto in me un senso di stanchezza e di fallimento per non riuscire ad aprire quel cuore che stava scoppiando, mi disse timidamente: "Ti faccio perdere troppo tempo, vero don Nicola?" "Spero solo che ne valga la pena" risposi.
Mi guardò molto seria con quegli occhi impenetrabili e ostinatamente asciutti, in un viso smagrito da far pena: "Si ricordi don Nicola che se in questo periodo non avessi avuto la sua parola che mi faceva conoscere la Parola, stasera io non sarei qui, ma al cimitero o al manicomio!".
Se ne andò, ma ancora triste ed impenetrabile.
"O al cimitero o al manicomio!". Ne ero convinto anch'io, forse più di lei.
E invece Gisella è qui, non è diventata la donna "spenta" che temevamo: è viva, più viva di prima, una donna nuova, come documentano queste pagine.
La sua rinascita e la sua guarigione interiore le hanno permesso più tardi, ma fortunatamente in tempo, di accorgersi che vicino a lei, anche se non ancora conosciuta, vi era un'altra ala spezzata, che stava vivendo il dramma di una vedovanza recente: Vittorio Pellegrini.
Vittorio ha saputo intuire e raccogliere l'esuberanza di vita e di affettività di questa donna.

dalla Terza pagina di copertina

Questa è la storia autobiografica fatta di dolore e di speranza di Gisella Aschedamini la quale il 3 settembre 1994 perse la sua intera famiglia: il marito dottor Gianfranco Burini di 47 anni e le figlie Federica di 16 anni e Silvia di 7 anni, tutti strappati all'esistenza da un terribile incidente autostradale avvenuto nelle vicinanze di Lonato (BS).
Nello schianto perse la vita anche la nipote Daniela di 17 anni; lei, Gisella, venne sbalzata fuori dall’automobile e fu l'unica a rimanere illesa. Salva sì, ma senza la sua famiglia. Una tragedia sconvolgente, un vero calvario.
Poi, per i misteriosi disegni che spesso giungono a sconvolgere la vita delle persone, ecco qualche scheggia di luce, la voglia di riprendere a vivere, l’incontro con Vittorio (vedovo, medico ginecologo), il matrimonio, il viaggio di nozze in Bangladesh (il Paese più povero del mondo), l’inizio di una cooperazione missionaria che sta sempre più coinvolgendo la gente della zona (e non solo), con un impegno di forte intensità umana e spirituale.
 













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