da "L'ECO DI BERGAMO" di Domenica 5 settembre 1999
Il 3 settembre ’94 solo lei uscì viva dall’incidente in cui perse il marito, le due figlie e una nipote
Storia di Gisella, più forte della morte
Una disgrazia le portò via la famiglia, ora lavora per i poveri
A volte l'amore è più forte della morte. Come nella storia di Gisella e Vittorio. Due persone ferite e rinate per amore fra i poveri più poveri del Bangladesh.
Gisella Aschedamini aveva gli occhiali scuri quel 7 settembre di cinque anni fa e un dolore troppo grande nel cuore. Nella chiesa parrocchiale di Sorisole si celebravano i funerali di Gianfranco Burini, suo marito, delle figlie Federica e Silvia (17 e 8 anni) e della nipote Daniela Poma (17 anni).
Gisella, che oggi ha 48 anni e vive a Bergamo, aveva perso il suo amore, la sua famiglia, sulla strada verso il mare d'Abruzzo il 3 settembre '94. Viaggiavano sulla Milano-Venezia. Gianfranco, 47 anni fisico collaboratore dei reparto di radiologia nucleare agli Ospedali Riuniti, era alla guida.
Erano le 8. Avevano lasciato da poco la loro villetta di via Cancro a Ponteranica. Dopo il casello di Brescia Est, nel comune di Lonato, la tragedia. Uno schianto tremendo fra l’Audi 2000 dei Burini e un autotreno in sosta in una piazzola si porta via Gianfranco, Federica, Silvia e Daniela. Il destino risparmia solo Gisella.
Cinque anni dopo, l'impiegata di banca racconta la sua storia di amore e di dolore. «Riconosco l'intervento di Dio - dice Gisella - non tanto per avermi salvato, ma per tutto quanto accadde nei mesi successivi e per aver conservato e rafforzato la mia fede».
Il 3 marzo '95, sei mesi dopo la disgrazia, Gisella incontra Vittorio Pellegrini, ginecologo all'ospedale di Alzano Lombardo. L’occasione è la Messa in suffragio della moglie di Vittorio, dott.ssa Romana Licini, scomparsa un mese prima.
Due anni più tardi, il 18 ottobre del '97, Gisella e Vittorio si sposano nella chiesa di Brembate Sopra. Come regalo di nozze, chiedono a parenti ed amici offerte per una missione in Bangladesh gestita da padre Ezio Mascaretti, missionario del Pime, nato a Villa d'Almè e cresciuto a Petosino, amico intimo di Gianfranco Burini.
La meta per la luna di miele è sempre a Est: vanno a Narikelbari, nella missione di padre Ezio. «Qui ho visto un dolore più forte del mio», dice Gisella. «Ci siamo trovati di fronte ad una situazione al limite della sopravvivenza - ricorda ancora -. Tornati dal viaggio ho acceso un mutuo ipotecario decennale di 100 milioni sulla mia casa di Bergamo per poter disporre di fondi da inviare a padre Ezio per sistemare i locali della missione, l’ostello per ragazzi e prendere una barca a motore».
Gisella e Vittorio iniziano così a tessere una rete di solidarietà a sostegno della missione in Bangladesh e a raccogliere fondi per aiutare padre Ezio. A settembre dell'anno scorso sono tornati in Asia: Vittorio, ora in pensione, a prestare servizio come ginecologo al "Fatima Hospital" di Jessore e Gisella come volontaria tra i bambini più poveri.
La catena d'amore non si è più fermata. «In questo secondo viaggio - aggiunge Gisella - abbiamo toccato con mano i danni di una disastrosa alluvione che ha costretto padre Ezio a ospitare più di tremila persone per due mesi. Siamo tornati a casa e ci siamo rimessi al lavoro per inviare gli aiuti necessari. A novembre torneremo laggiù per continuare la nostra opera».
«Quando siamo a casa - aggiunge Vittorio - portiamo la nostra testimonianza di vita e di fede nelle parrocchie che ci invitano: incontriamo i giovani e i gruppi missionari, raccontiamo la nostra esperienza e cerchiamo di sensibilizzare la gente all'impegno per le missioni».
Perché l'amore continui a viaggiare sulle strade del mondo.
Vittorio è impegnato anche come volontario all'ambulatorio OIKOS di Torre Boldone, ove presta assistenza come specialista ostetrico-ginecologo alle extracomunitarie prive di assistenza sanitaria. E la loro storia, scritta da Gisella, è diventata anche un libro:
« lo vivo perché amo ».
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Gianluigi Ravasio